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ANNO DEL COVID

Il mese di febbraio 2020 segna ufficialmente l’inizio di un’epidemia, poi rivelatasi pandemia, purtroppo ancora in corso, determinata da un virus sconosciuto, che si è impadronito delle nostre vite, minacciando la nostra salute con la rapidità della sua diffusione e la gravità del suo contagio, che ha messo in crisi il sistema sanitario mondiale, impreparato ad affrontare un’emergenza tanto devastante. La mancanza di farmaci e vaccini in grado di prevenire e curare questo nemico sconosciuto, responsabile di tanti lutti e sofferenze, ha determinato misure restrittive che hanno mutato radicalmente il nostro stile di vita, in quanto l’unica arma per combatterlo è risultata essere il distanziamento sociale, insieme all’uso delle mascherine e di alcuni accorgimenti di carattere sanitario. La chiusura delle scuole, dei negozi, di gran parte delle fabbriche, delle chiese, insomma di tutti i luoghi di assembramento, ha paralizzato il Paese, ha posto grossi limiti alla libertà personale di ognuno di noi e creato una situazione di isolamento e solitudine che ha visto le nostre città vuote e silenziose, ha messo in seria crisi il sistema economico e creato difficoltà in tante famiglie.

CRONACA PARROCCHIALE DI UN ANNO CHE NON DIMENTICHEREMO MAI

Ogni anno è Annus Domini, anno del Signore, e le sofferenze dei mesi trascorsi hanno fatto emergere dei valori che forse avevamo trascurato, come la compassione, la solidarietà, il rispetto per la vita, la fede nella misericordia divina, che è luce di speranza anche nei momenti più bui.  Ma è stato davvero molto duro sopportare tante privazioni. Ne ha risentito la vita della nostra parrocchia, nella quale il tempo è abitualmente scandito dai ritmi dei riti e delle celebrazioni delle ricorrenze liturgiche. La chiusura della chiesa stabilita insieme ad altre misure dal DPCM del 9 marzo ha destabilizzato la comunità dei fedeli: la mancanza di un luogo fisico dove riunirsi e pregare; prendere atto che la nostra chiesa, che ha visto realizzarsi i momenti più importanti della vita collettiva e individuale, era chiusa hanno causato un momento di grande sconforto. Ma il parroco don Fernando ha saputo reagire con prontezza, ricorrendo ai mezzi messi a disposizione dalla tecnologia: già dal 15 marzo sono entrate nelle nostre case i video della recita del rosario e della celebrazione della messa, in diretta da Facebook e Youtube, servizi in presa diretta proprio dalla nostra chiesa; certo in presenza era tutt’altra cosa, ma in quel momento di grande vulnerabilità e fragilità è stato un provvedimento di grande sollievo. Il 19 aprile il vescovo mons. De Luca, nella celebrazione della messa per la festa della Divina Misericordia, ha inaugurato il canale televisivo “Misericordia Televisione” nata da un gruppo di sacerdoti abruzzesi e molisani, tra cui il nostro don Fernando, che è in trasmissione 24 ore al giorno, per far emergere il messaggio della divina misericordia attraverso gli eventi del territorio (canale 604 in Molise, 636 in Abruzzo). Per cui si è aggiunto un altro tassello al sistema di comunicazione messo in atto dalla nostra parrocchia a supporto dei fedeli in questa situazione di grave disagio. Nel corso dei mesi, secondo l’andamento del contagio, si sono susseguiti vari DPCM che hanno sospeso, limitato o costretto a rinviare tutti  gli eventi che prevedevano assembramenti, compresi; in particolare le processioni,  i funerali, con presenze limitate di parenti e assenza di corteo funebre; sono state rinviate  la celebrazione dei matrimoni religiosi, le cresime, le prime comunioni, spostate al mese di ottobre: che impressione vedere le foto dei piccoli comunicandi con i loro vestiti candidi e le mascherine sul volto! Molti altri eventi sono stati deprivati dei loro elementi essenziali, prima fra tutte le funzioni religiose della Pasqua senza la partecipazione, di solito massiva, dei fedeli e la processione serale del venerdì santo al seguito della Madonna addolorata e Gesù morto; mancanza riscattata in qualche modo da un evento di grande impatto emotivo: la processione in solitaria del parroco, con ostensione della reliquia del Legno della Croce, seguito solo dal sindaco e dalle forze dell’ordine, che ha attraversato tutti gli angoli del paese, anche i più dimenticati, vissuto con grande emozione da tutti, che ha unito in un grande afflato di spiritualità tutta la comunità, allontanando per un momento tutte le paure. E poi la ricorrenza della festa patronale: come dimenticare la scena surreale, al di là di ogni immaginazione, della benedizione del 2 maggio, di solito trabocchevole di voci, suoni e rumori, in un sagrato deserto e silenzioso davanti ai soli carri, senza buoi e senza uomini, ad opera del vescovo, che mai ci ha fatto sentire soli, venuto a celebrare la messa di rito. Sono venute a mancare tutte le processioni in devozione dei santi, in primis quella del patrono il 3 maggio, con carri al seguito; poi quella di S. Antonio il 13 giugno, per finire con la Madonna del Rosario il 7 ottobre, festa particolarmente sentita dagli ururesi per l’intervento salvifico della Vergine nell’epidemia di colera del 1838. Anche per la ricorrenza dei defunti il 2 novembre si è dovuto fare a meno della celebrazione della messa al cimitero, privandoci di un rito collettivo molto partecipato di comunione con i nostri defunti. Tutte queste cerimonie, oltre ad avere la loro valenza religiosa, hanno un forte significato di aggregazione sociale e in un certo senso di catarsi e pacificazione collettiva; la loro sospensione è stata molto sofferta dalla comunità.

La riapertura delle chiese decretata il 5 maggio ha dato grande sollievo ai fedeli; sono state ripristinate le celebrazioni in presenza anche se con partecipazione contingentata, nel rispetto del distanziamento sociale previsto dalle regole anti Covid. Così è trascorso il Natale in uno spirito di attesa, con la messa di mezzanotte anticipata alle 19, in rispetto del coprifuoco, e di fiducia nella nascita del Signore, portatore di luce nell’ondata di tenebre che sembra offuscare il mondo. A dare un senso di continuità e di normalità alle funzioni natalizie il coro parrocchiale e il complesso Yllazët të rëgjënda, che danno un sapore unico e inconfondibile ai canti natalizi, tradotti nella nostra lingua arbëreshe, col suono della  fisarmonica, quest’anno arricchita dal violino, con le chitarre e le voci magiche che accompagnano da sempre il nostro Natale.

Il nuovo anno ci porta la speranza del vaccino che si auspica riesca ad arginare questa epidemia che ha causato lutti e sofferenza e che ha cambiato da un momento all’altro la nostra vita.

Iana Puleggi

COMMENTI

La pandemia, che ci ha colpito da alcuni mesi, ha tagliato quasi tutti i contatti umani chiudendoci nell’ambito familiare e costringendoci perfino a rinunciare alle funzioni religiose, visto che anche le chiese sono state chiuse.
Ci siamo dovuti accontentare di partecipare a celebrazioni e riti a distanza sentendo la mancanza della nostra parrocchia, specialmente durante le feste solenni, come quelle del triduo pasquale.
Invece il nostro parroco Don Fernando ha messo in atto per le strade del paese una processione particolare, che rimarrà nella storia di Ururi: da solo,portando la reliquia del SS. Legno della Croce, Patrono di Ururi, seguito dal sindaco con la mascherina e a debita distanza, ha percorso non solo le vie principali del paese, ma anche stradine secondarie.
Si è molto spesso soffermato a benedire le persone affacciate a finestre e balconi, portando conforto e commozione in ognuno. In quei momenti mi sono sentita più vicino non solo a Gesù crocifisso e morto poche ore prima, ma alla Chiesa reale con la sua funzione spirituale e consolatrice; ero come avvolta e protetta da un grande abbraccio.
Il SS. Legno della Croce era lì… a pochi passi dal portone di casa mia!

Teresa Colecchia

Un commento

  • Teresa

    Bellissimo, mi sono molto emozionata nel leggere il tutto, grazie 🙏, grazie per esserci stato vicino don Fernando Manna in questo anno da dimenticare

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