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GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO

“Se la Chiesa è nata cattolica, vuol dire che è nata «in uscita», che è nata missionaria” […] “Se gli apostoli fossero rimasti lì nel cenacolo, senza uscire a pregare il Vangelo, la Chiesa sarebbe soltanto la Chiesa di quel popolo, di quella città, di quel cenacolo. Ma tutti sono usciti per il mondo, dal momento della nascita della Chiesa, per opera dello Spirito Santo. E per questo la Chiesa è nata «in uscita», cioè missionaria”.

Queste le parole più conosciute e forse le più significative dell’enciclica Evangeli Gaudium di Papa Francesco. Il suo ormai noto invito a concepire la Chiesa come una Chiesa in uscita, non è altro che l’invito a “sporcarsi” le mani, a rimboccarsi le maniche ed a mettersi a servizio dell’altro.

Il 17 gennaio 2016 ad Ururi si è celebrata la 102a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il Vescovo della Diocesi Termoli-Larino, Monsignor Gianfranco De Luca, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica presso la Parrocchia di S. Maria delle Grazie e successivamente ha aperto la Porta Santa, che per l’occasione è stata rappresentata da una porta particolare, quella d’ingresso al Centro Spirito Santo di Ururi, centro in cui vengono ospitati donne e bambini, al momento 15 (undici donne con minori di nazionalità nigeriana e eritrea e un nucleo familiare pakistano), accolti nel progetto SPRAR “Rifugio Sicuro” gestito dalla Caritas diocesana di Termoli-Larino.

É stata un’emozione particolare quella vissuta da tutti coloro che hanno partecipato alle celebrazioni, primo tra tutti Don Fernando, parroco di Ururi. Durante la presentazione ha voluto ricordare un episodio della sua vita pastorale, ovvero le parole del vescovo di allora, Monsignor Ruppi, quando, nonostante il suo desiderio di essere un prete missionario, gli assegnò un mandato in Regione, dicendogli che proprio questa sarebbe stata la sua Africa. Oggi le parole sopracitate hanno assunto per lui un significato speciale : dal 2011 è, infatti, parroco nella cittadina di Ururi, sede del progetto SPRAR che ogni anno ospita richiedenti asilo e rifugiati provenienti da altri Paesi.

Tema di questa Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”.

Non basta dare una risposta nella prima fase, ma soprattutto è necessario andare a scavare dietro gli eventi, per cercare di capire quali sono le cause e le conseguenze di un fenomeno così grave e a cui spesso gli uomini restano indifferenti, se non in caso di gravi naufragi e ingenti perdite di vite umane. Non meno importante è dare una risposta concreta, mobilitando la cittadinanza e la Chiesa tutta: una Chiesa che diventa Chiesa in uscita, che va incontro all’altro con misericordia.

La parola misericordia deriva dal latino. Per ricavare il suo significato originario basta scomporre la parola in tre morfemi: miseri-cor-dia, dare il cuore ai miseri,. Come ha ricordato Papa Francesco durante un’udienza del mese di giugno 2014: “Tutto il vostro servizio prende senso e forma da questa parola: “misericordia”, parola latina il cui significato etimologico è “miseris cor dare”, “dare il cuore ai miseri”, quelli che hanno bisogno, quelli che soffrono”.

Questo è dunque il leit motiv di progetti come il progetto Sprar “Rifugio Sicuro” di Termoli. Questo è quello che cercano di fare ogni giorno tutti gli attori in campo: operatori, cittadini e istituzioni per alleviare le sofferenze e le tristezze di queste persone, assisterli nelle esigenze pratiche e quotidiane aiutandoli a riacquistare la propria autonomia, innescando quel processo di “ resilienza” che caratterizza ogni rinascita, ogni storia che ricomincia.

In quest’occasione la parrocchia di Ururi ha incarnato in pieno la metafora della Chiesa in uscita: la cittadinanza, accorsa numerosa alla Celebrazione Eucaristica, insieme alle autorità, al sacerdote e al Vescovo, è uscita in processione dalla chiesa di S. Maria delle Grazie per raggiungere il Centro Sociale Spirito Santo e attraversare lì la Porta Santa, già Porta dell’accoglienza

C’è stato poi un momento di condivisione comunitaria, in cui tutti hanno avuto la possibilità di assaggiare i cibi tipici dei diversi Paesi che le beneficiarie del progetto Sprar hanno preparato a casa di numerose signore di Ururi : il cibo come condivisione e momento d’integrazione.

Ururi, paese di origine albanese, ha sperimentato sin dalle sue origini la convivenza e la commistione con altre culture e l’apertura all’altro: c’è un proverbio in lingua arbëreshë, ripreso dal Kanun di Leke Dukagjini, il più importante codice consuetudinario albanese, che recita: “la casa dell’albanese è di Dio e dell’ospite”.

La riflessione finale del Vescovo De Luca sintetizza in maniera semplice ed efficace l’iter più arduo ma anche più emozionante da percorrere quando si fa accoglienza con misericordia: “Per noi cristiani c’è un di più, perché in Gesù Cristo abbiamo scoperto che abbiamo un Padre e che siamo figli di un unico Padre, perciò non sono solo simili, ma fratelli e, in quanto tali, accolti, rispettati e anche integrati nella nostra vita, nella reciprocità delle differenze […] Questa società rischia di diventare un frullatore, dove tutti sono uguali… ma questo non è il disegno di Dio, il disegno di Dio è che ognuno, attraverso la sua bellezza, arricchisca gli altri. Allora noi, nell’accoglienza dell’identità di ciascuno, ci arricchiamo, ma non chiedendo che gli altri cambino, e nemmeno noi dobbiamo cambiare… nella diversità che s’incontra c’è una bellezza, si manifesta ancora di più la gloria di Dio, che è il Padre di tutti”.

Angelica Quiquero
Operatrice progetto Sprar “Rifugio Sicuro”

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